Addio a Toshifumi Suzuki: il re dei 7-Eleven

Chiunque abbia preparato lo zaino per un’avventura in Asia conosce bene quella sensazione di assoluta sicurezza nel vedere da lontano l’insegna luminosa verde, rossa e arancione.

I 7-Eleven ci hanno letteralmente salvato la vita in innumerevoli occasioni. Che fosse per una bottiglia d’acqua gelata nel cuore della notte, uno snack improvvisato dopo ore di cammino o un pasto low cost, ma delizioso, questa catena è ovunque ed è una garanzia assoluta per ogni viaggiatore.

Oggi quel mondo piange il suo visionario custode.

L’uomo che ha trasformato i minimarket in icone

Si è spento all’età di 93 anni Toshifumi Suzuki, lo storico presidente e amministratore delegato che ha rivoluzionato il concetto stesso di convenience store, dando vita ai mitici konbini giapponesi. Colpito da un’insufficienza cardiaca, Suzuki lascia un’eredità che va ben oltre il semplice commercio al dettaglio, avendo plasmato una parte fondamentale della cultura pop contemporanea.

Dall’intuizione americana al fenomeno globale

La svolta imprenditoriale di Suzuki nasce negli anni Settanta durante un viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Affascinato dal modello dei piccoli negozi americani aperti fino a tardi, decide di esportare la formula in Giappone, adattandola alle esigenze frenetiche delle metropoli asiatiche. L’intuizione si rivela clamorosa.

Nel 1990 Suzuki compie il passo definitivo acquisendo la stessa società madre americana in bancarotta, dando il via a un’espansione globale che oggi conta oltre 85.000 punti vendita nel mondo, di cui quasi 22.000 solo in terra giapponese.

Un simbolo della cultura pop e del collezionismo

I 7-Eleven asiatici sono diventati veri e propri santuari urbani, celebrati in manga, serie tv e anime. Attorno a questi spazi si è sviluppato un vero e proprio culto, fatto di oggetti iconici, cibo cult come gli onigiri e persino t-shirt da collezione super ricercate dagli appassionati di stile street e di cultura asiatica.

La suoneria più famosa del Giappone

E c’è persino chi è talmente ossessionato da questi negozi da usare il caratteristico डिंग-डोंग all’apertura della porta come suoneria dello smartphone o come notifica per i messaggi. Quel jingle, noto come “Melody Chime”, è diventato un cult. Il brand non è più solo un semplice alimentari, ma un punto di riferimento estetico, sociale e culturale.

Il mistero della “n” minuscola nel logo

​Se guardi con attenzione il logo ufficiale, noterai che tutte le lettere della parola “ELEVEn” sono maiuscole, tranne l’ultima. La “n” è rigorosamente minuscola. Esistono diverse leggende metropolitane a riguardo: la più accreditata è che la moglie del primo proprietario americano pensasse che una “N” maiuscola fosse troppo aggressiva, mentre la “n” minuscola rendesse il logo più aggraziato e accogliente.

Cibo da chef stellati (a pochi euro)

​Niente a che vedere con i tristi sandwich degli autogrill occidentali. Nei 7-Eleven asiatici la qualità del cibo è un’ossessione. Gli onigiri, i sandwich di soffice pane al latte (sando) e i piatti pronti vengono riforniti fino a tre volte al giorno per garantire la massima freschezza. Spesso chef di fama mondiale collaborano con la catena per lanciare edizioni limitate a prezzi stracciati.

L’ultimo capitolo e un’eredità senza successori

La storia di Suzuki è stata segnata anche da una forte personalità e da dinamiche aziendali intense. Nel 2016, a 84 anni, l’imprenditore ha rassegnato le dimissioni da CEO dopo uno scontro con il consiglio di amministrazione, assumendosi la piena responsabilità di un rimpasto dirigenziale fallito. Fedele ai suoi standard, si rifiutò persino di nominare un successore diretto, dichiarando apertamente che nessuno era ritenuto degno di tale incarico.

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