La tradizione giapponese celebra l’11 giugno una ricorrenza unica: la Giornata dell’Ombrello.
Istituita nel 1989 dalla Japan Umbrella Promotion Association (JUPA), questa data non è affatto casuale.
Segna infatti l’inizio dello tsuyu (梅雨), la tipica stagione delle piogge che da inizio primi di giugno a metà luglio attraversa gran parte del Paese del Sol Levante. L’occasione invita a scoprire la ricca storia di un accessorio che in Giappone è una vera e propria opera d’arte.
Dall’oggetto di lusso al fenomeno culturale
Introdotto dalla Cina durante il periodo Heian (794-1185), l’ombrello tradizionale giapponese, o wagasa, è stato per secoli un articolo d’élite.
Fino al 1600, la popolazione comune preferiva proteggersi dalle intemperie con mantelli e cappelli di paglia. La vera rivoluzione avvenne nel periodo Edo (1600-1868), quando il wagasa divenne accessibile a tutti, trasformandosi rapidamente in un elemento fondamentale della moda dell’epoca.
Le celebri stampe ukiyo-e testimoniano questa evoluzione, ritraendo splendide figure femminili in kimono coordinate ai loro coloratissimi ombrelli.
Con l’epoca Meiji e l’apertura all’Occidente, i modelli europei pieghevoli presero il sopravvento, ma la maestria artigianale del manufatto classico è sopravvissuta fino ai giorni nostri.
Anatomia e segreti del Wagasa tradizionale
Oggi la produzione di questi capolavori resiste in storici laboratori situati in regioni come Gifu, Kyōto e Ishikawa. Realizzato rigorosamente a mano con materiali naturali come bambù, corda e carta washi, il wagasa richiede una manutenzione meticolosa. L’impermeabilità della carta è garantita da uno strato di olio di lino che, se da un lato protegge dall’acqua, dall’altro tende a irrigidirsi con il passare degli anni, indicando il ciclo di vita naturale dell’oggetto.
Rispetto ai modelli occidentali, la struttura vanta caratteristiche uniche: permette un’apertura regolabile a due livelli e, una volta chiuso, mantiene la superficie bagnata all’interno, evitando di bagnare i vestiti o le persone circostanti.
Attualmente questi oggetti preziosi sono riservati ad eventi formali, matrimoni, cerimonie del tè, spettacoli di teatro kabuki e festival tradizionali.
Utagawa Hiroshige e i capolavori sotto la pioggia
Un altro esempio straordinario e imprescindibile nella storia dell’arte giapponese è l’opera di Utagawa Hiroshige (1797-1858), in particolare la celebre stampa Acquazzone improvviso su Shin-Ōhashi e Atake, tratta dalla serie Cento vedute di celebri luoghi di Edo.
In questo capolavoro assoluto, la pioggia scende fitta e tagliente attraverso linee diagonali nette che tagliano la composizione.
Sul ponte Shin-Ōhashi, i passanti sorpresi dal temporale si proteggono proprio con i tipici wagasa, piegandosi contro il vento e stringendo i manufatti di bambù e carta per difendersi dalla furia degli elementi.
Questa stampa è così iconica e potente dal punto di vista visivo da aver affascinato anche i pittori occidentali, tanto che Vincent van Gogh ne realizzò una famosissima copia a olio, celebrando l’ombrello giapponese come elemento chiave della composizione e della cultura orientale.




