Può un robot identico a un figlio scomparso diventare davvero parte di una famiglia? È la domanda al centro di Sheep in the Box, il nuovo film di Hirokazu Kore-eda, in arrivo nei cinema italiani il 27 agosto 2026 dopo la presentazione in concorso al Festival di Cannes.
Il regista giapponese, Palma d’Oro per Un affare di famiglia e autore di film come Father and Son e L’innocenza, torna a esplorare i legami familiari scegliendo questa volta una cornice inedita: un futuro prossimo nel quale l’intelligenza artificiale può restituire una forma e una voce alle persone che non ci sono più.
Sheep in the Box: la trama del nuovo film di Kore-eda
Otone e Kensuke sono una coppia segnata dalla perdita del proprio figlio. Nel tentativo di affrontare il lutto, decidono di accogliere nella loro casa un robot umanoide che possiede lo stesso aspetto e la stessa voce del bambino scomparso.
Quello che inizialmente sembra un modo per colmare un’assenza trasforma progressivamente la loro quotidianità. La presenza del ragazzo artificiale porta i protagonisti a confrontarsi con il dolore, con il senso di colpa e con una domanda difficile: replicare una persona significa davvero riportarla indietro?
Ambientato in un futuro non troppo lontano, il film dura 126 minuti ed è interpretato da Haruka Ayase, Daigo Yamamoto e dal giovane Rimu Kuwaki. In Italia sarà distribuito da Lucky Red e BIM Distribuzione.
Un figlio robot può sostituire una persona perduta?
In Sheep in the Box, la tecnologia non viene presentata soltanto come un’innovazione futuristica. Il robot diventa uno specchio attraverso il quale i personaggi osservano le proprie ferite e il desiderio, profondamente umano, di non separarsi da chi hanno amato.
Kore-eda evita così di trasformare la storia in un tradizionale racconto di fantascienza. Al centro non ci sono macchine ribelli o scenari distopici, ma una casa, una coppia e una presenza che assomiglia in tutto e per tutto a un bambino, pur non essendo realmente quel bambino.
Il confine tra memoria e sostituzione diventa sempre più fragile. Quanto della persona amata vive nei suoi gesti, nella sua voce e nel suo aspetto? E cosa accade quando la tecnologia riesce a riprodurre tutte queste caratteristiche?
Famiglia, lutto e intelligenza artificiale
La famiglia è da sempre il territorio privilegiato del cinema di Hirokazu Kore-eda. Nei suoi film, però, i legami non dipendono necessariamente dal sangue: possono nascere dalla convivenza, dalla cura e dalla scelta di riconoscersi reciprocamente.
Con Sheep in the Box, il regista porta questa riflessione verso una nuova direzione. Se una creatura artificiale condivide i ricordi, la voce e il volto di un essere umano, può essere considerata parte della famiglia? L’affetto provato nei suoi confronti è meno autentico solo perché il suo corpo è stato costruito?
Il film mette in relazione tradizione e modernità, vita e morte, natura e artificio. Anche il riferimento al Piccolo Principe suggerito dal titolo aggiunge un livello simbolico alla storia: ciò che non possiamo vedere o trattenere materialmente può continuare a esistere attraverso l’immaginazione e i legami.
Perché vedere Sheep in the Box al cinema
Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026, Sheep in the Box segna un nuovo passaggio nel percorso artistico di Kore-eda. Il regista conserva la propria attenzione per i silenzi, i piccoli gesti e gli ambienti domestici, inserendoli però in una storia che riflette sulle conseguenze emotive dell’intelligenza artificiale.
Più che immaginare quale sarà il futuro della tecnologia, il film prova a comprendere che cosa resterà immutato negli esseri umani. Le macchine potranno forse riprodurre un volto e una voce, ma non è detto che possano sostituire una vita, una storia o il vuoto lasciato da una persona amata.
Sheep in the Box sarà nei cinema italiani dal 27 agosto 2026, offrendo al pubblico una riflessione intima e contemporanea su famiglia, lutto, memoria e identità.
